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A. di Majo, Obbligazioni e tutele, Giappichelli, Torino, 2019, pp. XIII-289

Ettore Battelli

Nel mese di luglio 2018, veniva dato alle stampe un volume [1] con cui il Prof. Adolfo di Majo compendiava, con una straordinaria combinazione di sinteticità, chiarezza e completezza, e senza mai abbandonare una prospettiva critica, l’evoluzione dottrinale, giurisprudenziale e normativa della responsabilità medica: partendo dalle concezioni più risalenti, passando per la “svolta” pretoria che ravvisò in capo al medico una responsabilità (non già aquiliana, bensì) contrattuale da contatto sociale [2], sino a giungere all’attuale quadro legislativo (che ha inteso “decontrattualizzare” tale responsabilità, al fine di contrastare la c.d. medicina difensiva) e alle problematiche più attuali che da tale quadro derivano [3].

Meno di un anno dopo, è stato pubblicato dallo stesso Autore [4] un nuovo lavoro nel quale ha inteso illustrare, nella stessa ottica, il diritto delle obbligazioni nel prisma delle tutele: prisma che ha costantemente caratterizzato il pensiero scientifico dell’illustre Maestro [5], tramandato agli Allievi nell’insegnamento del diritto civile, e che trova in questa opera un’emblematica e apprezzabile consacrazione.

segue

Sin da subito viene messo in evidenza come l’Autore, attraverso questo studio, abbia voluto recuperare quella centralità delle obbligazioni che il codice del 1942 aveva inteso assicurare dedicando ad esse il libro quarto (il più grande) e che tuttavia è andato sfumando a causa della concentrazione degli studi privatisti su altri istituti, quali il contratto e il fatto illecito, che pur tuttavia nella sistematica codicistica rappresentano “fonti di obbligazioni” [6].

Infatti il contratto (nella parte seconda) e il fatto illecito (nella parte terza) vengono analizzati nel volume seguendo le due linee direttrici che danno il titolo al volume stesso: da un lato, appunto come fonti delle obbligazioni; dall’altro, come forme di tutela dei diritti. Le due prospettive, nell’ottica dell’Autore, sono peraltro strettamente correlate e interdipendenti: le obbligazioni sono funzionali a tutelare gli interessi delle persone laddove, perché siano soddisfatti, vi sia “bisogno dell’altrui cooperazione” (come da insegnamento bettiano [7]); mentre le tutele, dal canto loro, per essere effettive debbono attuare – in natura o per equivalente – gli obblighi posti dall’ordinamento a carico dei consociati.

La prima parte è specificamente dedicata al “diritto delle obbligazioni” e alla ricostruzione delle sue coordinate fondamentali; nel primo capitolo vengono, innanzitutto, evidenziate le funzioni che le obbligazioni sono chiamate a svolgere, richiamando quelle tipiche, rispettivamente, del contratto e del fatto illecito: nel primo caso, in un’ottica statica, si consente lo scambio, giungendo a una nuova, diversa e più efficiente allocazione delle risorse; nel secondo caso, in senso statico, si assicura la conservazione dello status quo, inibendone modificazioni derivanti da interferenze non consentite e non autorizzate [8].

L’attenzione viene poi soffermata sul “diritto di credito”, del quale viene messo in evidenza il profilo della titolarità-appartenenza (che sarebbe alla base della possibilità di cederlo, di pignorarlo e di essere oggetto di tutela aquiliana), nonché sulla “responsabilità”, della quale viene ricordato il fondamentale ruolo che essa ha tradizionalmente assunto nella teoria dell’obbligazione, quantunque ridimensionato in tempi più recenti [9] in favore della primazia dei rimedi in forma specifica [10].

Il Prof. di Majo, dopo aver richiamato le dimensioni dell’obbligazione quale “rapporto fondamentale”, evidenzia come essa dia vita a una “relazione” fra i [continua..]

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