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G. Bevivino, Le “autonomie private” nel nuovo diritto dell´insolvenza, Pisa, 2022, pp. 165.

Enrico Gabrielli

Il rapporto tra autonomia privata e diritto della crisi d’impresa da diverso tempo forma oggetto costante dell’interesse della dottrina che, sotto differenti profili e mediante variegate angolature, si occupa dei temi e dei problemi dell’insolvenza all’interno delle singole procedure concorsuali.

Il tema dell’autonomia privata all’interno delle procedure concorsuali è stato, negli anni, così, diffusamente trattato dalla letteratura giuridica che, anche per la sua oggettiva e indubbia rilevanza sotto molteplici ambiti disciplinari, ha superato i confini concettuali segnati dall’originario perimetro del diritto fallimentare ed ha disvelato punti prospettici, profili di indagine, entro i quali l’autonomia privata, possa, nel concreto, regolare interessi in gioco, molteplici e rilevanti.

segue

L’argomento, dunque, non è nuovo e chi volesse avvicinarsi al tema potrebbe correre il rischio di esercitarsi in un mero restatement di cose già dette o di soluzioni già prospettate, finendo per riproporre seppure con parole diverse i medesimi ragionamenti già presenti nella letteratura formatasi in materia.

Il lavoro che si segnala sfugge a questo rischio ed anzi ha l’oggettivo merito di collocarsi utilmente all’in­terno della riflessione teorica sull’insolvenza ed i suoi istituti (soprattutto quelli di natura rimediale, cioè tendenti ad evitare la perdita della continuità aziendale e del valore patrimoniale dell’impresa che ne consegue alla sua dissoluzione) mediante la capacità di conferire allo studio del tema un apporto significativo, a maggior ragione apprezzabile perché offerto appena è entrato in vigore il codice della crisi d’impresa e dell’in­solvenza.

Il tema del “potere dei privati” nelle procedure concorsuali è, infatti, affrontato nel libro con riferimento a un momento storico in cui irrompe nello scenario normativo il Codice che rappresenta la più ampia, organica e sistematica riforma del diritto dell’insolvenza dopo l’introduzione nel 1942, nel nostro ordinamento, della legge fallimentare.

Altri elementi di novità del lavoro sono necessariamente collegati, invece, al metodo “soggettivo” adottato dall’Autore, mediante il quale egli, per un verso, si sforza di scomporre “atomisticamente” il ruolo dell’autonomia privata che si esplica all’interno del diritto “fallimentare”, indagando questa peculiare prerogativa, “singolarmente”, in ogni “singola” procedura concorsuale; per altro verso, suggerisce al lettore come questa “scomposizione” non sia meramente classificatoria o, se si preferisce, didascalica, ma si riveli piuttosto funzionale a ricercare e ad adeguatamente argomentare differenti conseguenze interpretativo-applicative, nella disciplina concreta dei singoli istituti coinvolti, sulla base della precipua “autonomia privata” presa di volta in volta in considerazione.

Ne deriva che l’espressione “autonomie private”, contenuta anche nel titolo dell’opera, non assume un valore provocatorio, ma, piuttosto, un significato evocativo di un metodo che si snoda lungo tutto il percorso che l’indagine segue all’interno del volume.

La valorizzazione di quella che l’autore definisce “concezione [continua..]

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