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V. Ricciuto, L´equivoco della privacy. Persona vs. dato personale, E.S.I., Napoli, 2022

Gabriele Carapezza Figlia

“L’equivoco della privacy”.
Circolazione dei dati personali e tutela della persona

In un recente volume dal titolo accattivante “L’equivoco della privacy. Persona vs dato personale”, Vincenzo Ricciuto offre un’approfondita rilettura del ‘romanzo della privacy’, superando la tradizionale concezione che predica la fungibilità delle nozioni di “persona” e “dato personale”, integranti una vera e propria endiadi che si radicherebbe esclusivamente nella sfera della personalità morale dell’individuo [1].

Con spiccata sensibilità, l’Autore mette in luce la peculiare attitudine della privacy e della sua elaborazione scientifica a rappresentare un punto di osservazione privilegiato di tendenze culturali e mutamenti politici, economici e sociali propri dell’esperienza contemporanea.

segue

Nel 1966, Edward Shils poteva scrivere, in un saggio intitolato Privacy: its Constitution and Vicissitudes, che sebbene «l’idea di privacy sia vaga e difficile da collocare in una giusta prospettiva», essa evoca una «zero-relationship nel senso che è costituita dall’assenza di interazione o comunicazione o percezione» [2]. La privacy, dunque, come «diritto espressione di una realtà economico-sociale borghese», diretto a difendere la sfera intima della persona dall’invadenza della curiosità pubblica [3], in una logica dell’appartenenza idonea a sollecitare l’impiego dell’armamentario concettuale proprio delle situazioni proprietarie e, in particolare, del tratto dello ius excludendi omnes alios che ne caratterizza il relativo dogma.

Una ricostruzione divenuta precocemente anacronistica, con l’avvento delle tecnologie informatiche e delle banche dati che, dando vita a quello che Arthur R. Miller definisce, nel 1971, The Assault on Privacy [4], promuovono una profonda rielaborazione della relativa nozione, alla quale ascrivere – oltre alla funzione di escludere, in negativo, altrui intromissioni nella propria dimensione individuale – quella di permettere, in positivo, con le parole di Stefano Rodotà, il controllo del «flusso di informazioni riguardanti un determinato soggetto» [5].

Ma, soltanto nell’attuale modello di organizzazione capitalistica, i dati personali divengono oggetto di transazioni economiche [6], cioè di uno scambio, spesso implicito, che contribuisce alla creazione di un vero e proprio mercato altrettanto implicito [7]. Nella data economy, come afferma una celebre copertina dell’Eco­nomist del maggio 2017, «The world’s most valuable resource is no longer oil, but data».

I social network – che costituiscono, ormai, il principale strumento di diffusione e accesso alle informazioni – basano il proprio business sul trattamento a fini di profilazione commerciale di grandi volumi di dati, per consentire tanto una valutazione della domanda individuale di consumo a scopi di pubblicità e commercializzazione personalizzata, quanto una stima di quella aggregata che tratteggi le tendenze evolutive dei mercati [8]. Il processo di elaborazione e aggregazione dei dati mediante algoritmi permette, infatti, di costruire modelli predittivi di preferenze e [continua..]

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